Quindici

Anno XVI numero 27

Periodico telematico “Quindici”. Newsletter a carattere informativo. Registrato al tribunale civile di Roma sezione per la stampa e l’informazione il 5 agosto 2002 al n. 496. Edito da Federutility servizi srl piazza Cola di Rienzo 80/A - 00192 Roma

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LA NOTIZIA

CONSULTA: LEGITTIMO OBBLIGARE I COMUNI A PARTECIPARE AGLI ENTI DI GOVERNO SPL

Legittima l’imposizione con legge dello Stato dell’obbligatorietà di partecipazione degli enti locali agli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei: è quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 160/2016, dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale promosse in merito dalla Regione Veneto, che aveva impugnando diverse norme della legge di Stabilità 2015. Tra queste, l’art. 609, comma 1, a cui si riferisce la sentenza.
La Consulta, rilevando che la norma in questione è stata concepita per promuovere processi di aggregazione e rafforzare la gestione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, ne riconosce il fondamento nelle competenze attribuite dalla Costituzione allo Stato nell’ambito del coordinamento della finanza pubblica (laddove i servizi interessati dalla disposizione siano gestiti senza ricorrere al mercato, nel qual caso si mira a un “contenimento della spesa pubblica attraverso sistemi tendenzialmente virtuosi”) e della tutela della concorrenza (nel caso, invece, i servizi in questione siano gestiti ricorrendo al mercato).
La Corte sottolinea che l’autonomia dei Comuni, di cui la Regione lamentava la violazione, “non implica una riserva intangibile di funzioni, né esclude che il legislatore competente possa modulare gli spazi dell’autonomia municipale a fronte di esigenze generali che giustifichino ragionevolmente la limitazione di funzioni già assegnate agli enti locali”. Peraltro, nel caso specifico di norme che prevedono la partecipazione degli enti locali ad autorità d’ambito alle quali sia trasferito l’esercizio di competenze in materia di servizi pubblici, non vi è una lesione dell’autonomia amministrativa degli enti locali ma semmai una razionalizzazione delle relative modalità di esercizio, al fine di superare la frammentazione nella gestione.

MONDOUTILITIES

DECRETO MADIA, IL TESTO CORRETTO TORNA ALLE CAMERE. LE MODIFICHE PRINCIPALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la PA Marianna Madia, ha approvato, in secondo esame preliminare, il decreto legislativo del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica. Il testo unico, che si applica alle società di capitali (Spa o Srl), “prevede la drastica riduzione delle società partecipate - ricorda un comunicato di Palazzo Chigi - con particolare riferimento alle scatole vuote, alle società inattive, alle micro e a quelle che non producono servizi indispensabili alla collettività.
Il nuovo testo recepisce suggerimenti e correttivi avanzati dalla Conferenza unificata, dal Consiglio di Stato e dalle Commissioni parlamentari.
Tra le novità del nuovo testo, dovrebbe trovare spazio l'obbligo di alienazione, fusione o soppressione per le partecipate che non superano i 500mila euro di fatturato medio nel triennio, laddove il testo originario fissava la soglia a un milione. Stessa sorte per le partecipate con un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori (che possono essere tre o cinque a seconda dei casi) e per le strumentali che hanno chiuso in perdita quattro degli ultimi cinque esercizi, a patto che il rosso superi il 5% del fatturato.
Altra novità di rilievo riguarderebbe la gestione degli eventuali esuberi di personale prodotti dalle alienazioni. Un ruolo di primo piano è affidato alle Regioni, che dovrebbero favorire la mobilità territoriale e trasmettere gli elenchi di lavoratori all’agenzia governativa per il lavoro creata dal jobs act. A questi elenchi dovrebbero attingere tutte le altre partecipate - ad eccezione per alcune figure professionali specifiche - fino al giugno 2018.
È inoltre previsto che nei prossimi mesi gli enti proprietari scrivano i piani di razionalizzazione, prevedendo l'alienazione per quelle partecipate fuori regola, mentre le aziende dovranno effettuare la ricognizione del personale e indicare i propri esuberi. Entro gennaio 2017 dovrebbero quindi arrivare le prime indicazioni concrete sugli effetti della riforma mentre il meccanismo della revisione ordinaria annuale slitta di un anno.
Modificato anche il perimetro della giurisdizione contabile. Dopo polemiche e contrapposizioni ampie, il decreto ha previsto che gli amministratori e i dipendenti delle in house che si rendono responsabili di danno erariale - rappresentato dal «danno patrimoniale o non patrimoniale» - saranno soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti. A questa risponderanno altresì gli amministratori locali che con le loro scelte pregiudichino il valore della partecipazione.
Infine, per assicurare al governo il successo della riforma - con l’obiettivo di passare da “8.000 a 1.000” partecipate, come più volte promesso dal Presidente del Consiglio Renzi - è stato predisposto dal Mef un modulo informatico standard che gli enti locali dovranno utilizzare per scrivere i loro piani, consultabili più facilmente dalla Corte dei Conti.
Il decreto - praticamente definitivo - sarà ora nuovamente trasmesso alle Camere con le osservazioni e le modificazioni apportate al precedente testo, secondo quanto previsto espressamente dalla legge delega di riforma della pubblica amministrazione nel caso in cui il Governo non accolga tutti i rilievi formulati.

AEB-GELSIA E ASCOPIAVE TRATTANO PER AGGREGAZIONE

I gruppi Aeb-Gelsia e Ascopiave hanno sottoscritto in data odierna una lettera di intenti nella quale individuano le linee guida e i principi di un percorso finalizzato all’aggregazione delle proprie attività sia di vendita che di distribuzione di gas ed energia, con ambito territoriale focalizzato in Lombardia, ma estendibile anche ad altre realtà territoriali. L’accordo, che prevede un periodo di esclusiva reciproca nelle trattative fissato al 31 ottobre 2016, definisce le ipotesi di riferimento, gli approfondimenti e il percorso che le parti intraprenderanno per perfezionare l’operazione di aggregazione entro la fine dell’anno. In caso di conclusione positiva del percorso, spiega il presidente di Ascopiave Fulvio Zugno, l’aggregazione tra Ascopiave e Aeb-Gelsia consentirebbe la creazione di un nuovo soggetto che potrebbe giocare un ruolo di primaria importanza nel mercato, con particolare riferimento al territorio lombardo, ma non solo. La condivisione e la valorizzazione delle rispettive esperienze, aggiunge il direttore generale di Ascopiave Roberto Gumirato, accrescerebbe il livello di capacità competitiva e di efficienza gestionale di tutte le parti interessate all’operazione in vista delle nuove sfide all’orizzonte, con particolare riferimento alle future gare d’ambito nel settore della distribuzione gas e al consolidamento e rafforzamento nel mercato della vendita. I due gruppi, sottolinea il presidente di Aeb Alessandro Boneschi, sono accomunati da uno stretto legame con il territorio e dall’eccellenza nei servizi forniti; “partendo da questa condivisione - afferma - pensiamo sia possibile creare le condizioni per realizzare un progetto aggregativo che sappia garantire la crescita delle nostre realtà industriali”. Per il presidente di Gelsia, Francesco Giordano, la realizzazione del progetto consentirà al gruppo brianzolo di “valorizzare, sia in termini di professionalità che di risultati economici, il patrimonio industriale rappresentato dalla nostra società di vendita”. L’esito positivo del progetto, commenta infine il presidente di RetiPiù Mario Carlo Novara, oltre a consolidare la presenza del gruppo Aeb-Gelsia nel settore della distribuzione, ne rafforzerebbe le possibilità per un’ulteriore espansione in occasione delle imminenti gare d’ambito, con indubbie ricadute positive per il territorio.

COGEME: SOSTITUITO CDA, LAZZARONI NUOVO PRESIDENTE

L’assemblea dei soci di Cogeme, società di servizi partecipata da 70 Comuni delle Province di Brescia e Bergamo, dal Consorzio Comunità di Zona e dalla Comunità montana di Valle Camonica, ha deciso a maggioranza di revocare il mandato del presidente Giuseppe Mondini e dell’intero consiglio di amministrazione, composto da Gianluigi Raineri, Maria Rosa Maffetti, Domenico Bazzardi e Veronica Cadei, sostituendolo con un nuovo direttivo, il terzo in 9 mesi. La proposta è arrivata dal sindaco di Rovato, Tiziano Belotti ed è stata approvata dal 51% sul 96% dei presenti votanti. A comporre l’organo di amministrazione sono ora Dario Lazzaroni (presidente), Maurizio Giannotti (rappresentante di Cazzago San Martino), Eva Bertarelli (Pontoglio), Filippo Dossi (Torbole Casaglia) e Silvia Manenti (Trenzano). Le amministrazioni di Rovato e Cazzago San Martino, i due principali azionisti di Cogeme, avevano chiesto le dimissioni del Cda ora revocato dopo il via libera, a gennaio, all’acquisizione del 51% della partecipata Linea Group Holding da parte di A2A.

ATO CALORE, OK PRELIMINARE ALL’AGGREGAZIONE DI AQP - ACS - GESESA

Via libera dall’Ato Calore 1 (Irpinia e Sannio) alla proposta preliminare di aggregazione tra i gestori idrici dell’area, ovvero Acquedotto Pugliese, Alto Calore Servizi e Gesesa. Dopo un incontro con l’Aeegsi, il commissario straordinario dell’Ato 1 Giovanni Colucci ha infatti invitato i gestori “a predisporre la documentazione idonea per l’accertamento e la persistenza dei criteri qualitativi e la permanenza delle condizioni di equilibrio economico-finanziario del Soggetto aggregato”. La verifica - prosegue Colucci - “sarà effettuata anche con riferimento al programma degli interventi definito a livello di ambito territoriale, sulla base della normativa e della regolazione di settore”.
Se il gestore unico è in cantiere, Colucci sottolinea “ancora le notevoli difficoltà che questo ente sta riscontrando nel tentativo di aggregazione delle molteplici gestioni in economia ai Gestori strutturati”.

GARDA UNO: UTILE DI 4 MLN E RINNOVO CARICHE

Garda Uno, multiservizi della sponda bresciana del lago di Garda che opera in una trentina di Comuni, certifica la chiusura del 2015 con un utile di 4 milioni di euro e ricavi per 50,9 milioni rinnovando inoltre le cariche amministrative: l’assemblea dei soci, riporta Brescia Oggi, ha votato all’unanimità la conferma di Mario Bocchio nel ruolo di presidente, mentre entrano nel Cda Lorella Lavo (sindaco di Moniga, vicepresidente), Giampiero Cipani (sindaco di Salò), Alberto Bertagna (vicesindaco di Calcinato) e Alberto Giuntelli (già candidato sindaco a Tremosine). Il nuovo Cda, spiega il quotidiano, è espressione di un accordo tra esponenti di centrosinistra e centrodestra. Confermata anche Rosa Leso: il sindaco di Desenzano continuerà a guidare il Comitato di coordinamento e ha già annunciato un’altra assemblea dei soci per la nomina degli altri membri. Quanto al bilancio, gran parte dell’utile è stato accantonato per coprire eventuali perdite e svalutazioni di partecipazioni. I costi nel 2015 ammontano a poco meno di 46 milioni di euro (25,5 milioni per il servizio idrico, 20,6 milioni per l’igiene urbana); vi incide per il 19,7%, pur in diminuzione rispetto al 2014, la spesa per il personale, seguita da quello per lo smaltimento dei rifiuti (16,8%), anch’essa in calo. Sul fronte energia sono stati risparmiati 500.000 euro per gli approvvigionamenti e l’autoproduzione da fonti rinnovabili è passata da 1,6 a 1,8 GWh. Gli investimenti sfiorano i 3,8 milioni (67 milioni dal 2007). Tra i progetti avviati, l’installazione di 31 centri di ricarica per veicoli elettrici in grado di rifornire di energia (derivante da fonte rinnovabile) a 62 auto e 32 veicoli leggeri contemporaneamente.

GORI, NUOVO CDA: DI NATALE PRESIDENTE, COSENTINO AMMINISTRATORE DELEGATO

È Michele Di Natale, ordinario di costruzioni idrauliche e marittime e già presidente della Facoltà di Ingegneria della Seconda Università di Napoli, il nuovo presidente di Gori, gestore del servizio idrico integrato nell’Ato Sarnese Vesuviano. L’assemblea dei soci gli ha conferito l’incarico nel nominare il nuovo consiglio di amministrazione, composto - oltre a Di Natale - da Luigi Mennella (vicepresidente vicario), Iolanda Papalini (vicepresidente), Claudio Cosentino (amministratore delegato), Francesco Saverio Auriemma, Sara Volino Coppola, Raffaele Lucibelli, Gennaro Marasca (che non ha ancora sciolto la riserva sull’accettazione dell’incarico) e Antonio Pentangelo. La conferma di Claudio Cosentino alla carica di amministratore delegato è stata decisa dal Cda. Il neo-presidente di Gori è tra i maggiori esperti nazionali in materia di ingegneria idraulica, si interessa da molti anni dei problemi scientifici e tecnici relativi alle acque, con particolare riferimento alla gestione delle risorse idriche, alle reti acquedottistiche e di drenaggio, alla protezione idrogeologica del territorio ed ai processi di dinamica costiera. Partecipa a diversi organismi di ricerca nazionali ed internazionali ed ha sviluppato una nutrita esperienza tecnica come consulente di società di ingegneria nazionali ed internazionali, prendendo parte alla realizzazione di importanti opere di ingegneria idraulica in diverse parti del mondo.

FIDENZA (PR), EMILIAMBIENTE NOMINA IL NUOVO CDA

È Giuseppe Cerri il nuovo Presidente di EmiliAmbiente SpA, società pubblica di gestione del Servizio Idrico Integrato in 11 Comuni del parmense. Lo ha deciso nei giorni scorsi il Consiglio di Amministrazione della SpA, eletto dai soci lo scorso 27 giugno e composto - oltre che dallo stesso Cerri - da Gian Lorenzo Bernini e Katia Copelli. Il Collegio Sindacale dell’azienda è invece composto da Claudio Marchignoli (Presidente), Maria Cristina Ramenzoni, Pietro Pellegri (Pietro Corradi e Lorenzo Scarabelli supplenti).
Giuseppe Cerri, a lungo consigliere comunale di Fidenza fino a diventarne sindaco, è un funzionario di banca. “EmiliAmbiente rappresenta una realtà solida, un punto di riferimento molto importante per il territorio” ha dichiarato il nuovo Presidente a conclusione della prima riunione del CdA. “Sarà compito di questo Consiglio mantenere alta l’efficienza, la qualità del servizio e l’attenzione nei confronti delle famiglie e di tutti i cittadini”.
Il Consiglio di Amministrazione eletto dai soci della SpA (i Comuni di Fidenza, Salsomaggiore Terme, Parma, Busseto, Colorno, Fontanellato, Sorbolo, Fontevivo, Soragna, Torrile, Sissa Trecasali, San Secondo Parmense, Roccabianca, Mezzani, Polesine Zibello e Noceto) guiderà la SpA per il prossimo triennio.

ABC NAPOLI, CORTE D’APPELLO: PANICO LICENZIATO PER “MOTIVI POLITICI”

L’ex direttore di Abc Napoli, azienda speciale del Comune di Napoli per la gestione del servizio idrico, sarebbe stato licenziato per “motivi politici”: questa la conclusione, secondo quanto riportato da La Repubblica (ed. Napoli), della Corte d’appello di Napoli che si è pronunciata sulla causa di lavoro scaturita dal licenziamento, rigettando il ricorso di Abc e confermando la sentenza di primo grado emessa nel marzo 2015, che prevedeva il reintegro del dirigente e un risarcimento da circa un milione di euro.
Allontanato nel dicembre 2012, Panico è rientrato in azienda dopo la sentenza di primo grado, per poi vedersi revocare l’incarico dopo una condanna in primo grado per danno erariale. La sentenza della Corte d’appello riconosce la “natura discriminatoria” del licenziamento di Panico - a seguito del cambio di Cda che rifletteva “una nuova gestione anche politica dell’azienda” - non sorretto da addebiti fondati né da doverosi accertamenti. L’obiettivo dell’azione disciplinare nei confronti di Panico, secondo i giudici, sarebbe stato quello di “screditare la precedente gestione verosimilmente in tempi utili per le consultazioni elettorale del febbraio 2013”.

HERA LANCIA HEXTRA, PIANO DI WELFARE AZIENDALE

Si chiama HEXTRA, ed è il nuovo piano integrato di welfare aziendale che da luglio 2016 è attivo per tutti i lavoratori del gruppo Hera. Grazie anche ai recenti incentivi introdotti dal punto di vista fiscale per le iniziative di welfare, ogni anno potranno beneficiare del piano le famiglie dei dipendenti di tutte le società del gruppo, che oggi sono oltre 8.500, in modo omogeneo su tutti i territori. Un impegno importante che si aggiunge alle altre attività collegate al benessere dei lavoratori sulle quali Hera investe già da tempo (mensa, parcheggi, asili nido, centri estivi, ecc.). Il piano valorizza le iniziative di welfare già esistenti, rendendole uguali per tutti i dipendenti e, soprattutto, si caratterizza per una quota flessibile di risorse che può essere allocata a piacere dal singolo lavoratore, che deciderà sulla base delle sue esigenze personali e familiari. Tante le aree tematiche di HEXTRA tra cui scegliere: salute e assistenza sanitaria, assicurazione e previdenza, sostegno all’istruzione dei figli, servizi alla persona, benessere e sostegno al reddito. Significativo, in particolare, l’investimento sull’istruzione dei figli, che prevede un contributo aggiuntivo riconosciuto dall’azienda ai dipendenti in possesso di determinati requisiti. Chi lo desidera, potrà destinare una parte del valore del proprio piano di welfare a favore di Hera Solidale, il progetto del gruppo che da anni coinvolge i lavoratori nel sostegno alle tante iniziative di solidarietà che insistono sul territorio raggiunto dai servizi della multiutility. Previste, inoltre, ricadute positive sul territorio, grazie agli investimenti del piano sull’indotto collegato ai servizi previsti. “Siamo partiti con una lunga fase di ascolto che attraverso questionari e focus group ci ha permesso di capire come costruire un piano di welfare che potesse migliorare l’impegno finora profuso nell’interesse dei nostri dipendenti”, spiega Tomaso Tommasi di Vignano, presidente del gruppo Hera. “La soluzione a cui siamo giunti ci soddisfa perché oltre ad aumentare le risorse ne consente un utilizzo più razionale e, soprattutto, dà ampio potere di scelta al lavoratore, che decide come gestirsi il proprio contributo in base alle sue esigenze personali e famigliari”.

ABBANOA: TERZO BILANCIO IN ATTIVO, UTILE DI 9,8 MLN

Il gestore idrico della Sardegna, Abbanoa, chiude il bilancio 2015 con un utile di 9,788 milioni di euro: è il terzo anno consecutivo che i conti della società riportano un segno positivo. Il risultato, approvato dall’assemblea degli azionisti, è frutto di “una incisiva azione di contenimento dei costi operativi - sottolinea la società in un comunicato - con un’attenta programmazione e monitoraggio dei budget previsti per gli interventi di manutenzione”. Aumentano fatturato e incassi con certificazione dei consumi, il margine operativo si attesta a 52,6 milioni (nel 2002, evidenzia Abbanoa, con la somma delle precedenti gestioni il margine operativo di esercizio risultava negativo per 66,5 milioni di euro). I costi operativi sono passati da 191 milioni di euro nel 2014 a 196,3 milioni nel 2015 (+2%), mentre nel 2002 - evidenzia la società - le precedenti gestioni avevano costi operativi di 177,7 milioni di euro. Importo che, adeguato all’inflazione, è pari agli attuali 221,8 milioni di euro. Il risparmio è stato quindi di 25,5 milioni di euro. Quanto ai debiti, gli oneri con il sistema bancario sono scesi dagli 84,5 milioni di euro del 2014 a 82,2 nel 2015, con una differenza di oltre 2 milioni. Verso i fornitori si è passati da 236,4 milioni di euro a 165,9 milioni di euro, con una differenza di oltre 70 milioni di euro. Complessivamente, dunque, nel 2015 i debiti sono diminuiti di oltre 72 milioni. Nel 2015 sono aumentati gli interventi nelle reti, grazie a una maggiore stabilità finanziaria dell’azienda: le manutenzioni ordinarie (20.130 interventi) hanno segnato un +3,7% mentre quelle straordinarie (1.632 interventi) sono aumentate del 16,5%. Appaltati tutti i 60 milioni di euro dei fondi Cipe destinati a interventi strategici nel settore fognario-depurativo, seguiti nel 2016 dagli appalti per tutti i 75 milioni di euro nel settore idrico-potabile. Dopo aver introdotto le letture certificate tramite palmari elettronici, dall’anno scorso è stata avviata una fatturazione esclusivamente a saldo (salvo i casi di contatori interni alle abitazioni), trimestrale nei grandi centri e quadrimestrale in tutti gli altri Comuni. Le letture certificate sono state oltre 2 milioni (+60% rispetto al 2014). Ciò ha comportato sia l’emissione con periodicità più frequente delle bollette, sia la diminuzione degli importi di ogni singola fattura (da una media di 255 euro nel 2014 si è passati a 183 euro nel 2015, mentre gli incassi ordinari sono saliti a 329,55 milioni (+8% rispetto al 2014). È stato anche messo a regime il nuovo sistema informativo che ha consentito l’attivazione di nuovi servizi (sportello online) e una rigorosa gestione delle utenze.

ETRA: UTILE 2015 DI 4 MLN, OLTRE 35 MLN INVESTITI

Il 2015 si è chiuso per Etra, gestore del servizio idrico integrato nel bacino del Brenta, con un valore della produzione pari a 172,6 milioni di euro (+2,4% sul 2014), un utile netto che sfiora i 4 milioni (6.382.000 il risultato ante imposte), costi di produzione scesi al di sotto dei 132 milioni (-1,2%). Il bilancio di esercizio approvato dai soci registra una crescita della patrimonializzazione e un miglioramento del 16% dell’Ebitda, pari ad oltre 40 milioni di euro (+5.621.000 euro sul 2014), grazie soprattutto alle politiche di contenimento dei costi che tra l’altro hanno permesso una riduzione della tariffa rifiuti del 3,5%. “Abbiamo concretizzato gli impegni presi all’atto dell’insediamento della nuova governance - commenta il presidente del Consiglio di gestione di Etra, Andrea Levorato, in carica dai primi mesi del 2015 - ovvero la razionalizzazione e l’ottimizzazione delle risorse, un freno ai costi operativi e l’attenzione al territorio: quel territorio dove oggi possiamo ridistribuire oltre 77 milioni di euro, il nostro valore aggiunto, in termini di benefici diffusi”. Nel territorio di riferimento (quello dei 75 Comuni soci, di cui 44 in Provincia di Padova, 30 nel Vicentino e Resana nel Trevigiano) sono stati erogati 35,5 milioni di mc d’acqua, raccolte oltre 214.000 tonnellate di rifiuti e prodotti 18,5 milioni di kWh di energia da fonti rinnovabili. Superano i 35 milioni di euro gli investimenti effettuati (di cui 22 milioni destinati all’idrico, oltre il 75% proveniente dagli introiti tariffari).

ALTO VICENTINO AMBIENTE, UTILE 2015 DI 850.000 EURO

Alto Vicentino Ambiente, società partecipata da 31 Comuni dell’Alto Vicentino e dall’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni” che gestisce servizi ambientali, chiude il bilancio 2015 con un utile netto di 850.000 euro, di cui 434.000 distribuiti come dividendi ai soci. Il Giornale di Vicenza riferisce che il bilancio approvato registra un valore della produzione pari a 24,1 milioni di euro, un Ebitda di 6,2 milioni di euro (25,6% del valore della produzione). La produzione media pro capite dei rifiuti nei Comuni soci è risultata inferiore rispetto alla media regionale (346 kg/abitante/anno per il territorio altovicentino contro i 455 kg/ab/anno della media in Veneto), mentre la raccolta differenziata si è attestata su valori in linea con la media veneta (65,2% locale rispetto al 65,3% regionale). Il 63% dei rifiuti urbani è avviato a recupero di materia, il 31% è avviato a recupero energetico, mentre il ricorso a discarica per lo smaltimento è limitato a poco più del 5%. La cessione dei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata, al netto dei costi sostenuti per il recupero, ha inoltre consentito di ristornare ai Comuni soci circa mezzo milione di euro. Gli investimenti effettuati nel 2015 ammontano a 15,5 milioni di euro.

ACQUA

UTILITALIA FIRMA PER GLI OSSERVATORI DISTRETTUALI PERMANENTI

Sono stati firmati nei giorni scorsi a Roma i protocolli d’intesa per l’istituzione dei primi 6 Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici nei distretti idrografici (Fiume Po, Appennino Settentrionale, Centrale e Meridionale, Alpi Orientali e Sardegna) per garantire la gestione sostenibile della risorsa acqua, specie nei momenti di più elevata criticità derivante dai fenomeni di scarsità d’acqua o siccità. Il settimo protocollo, quello della Sicilia, seguirà a breve. La firma avviene pochi giorni dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni alla riorganizzazione delle Autorità di distretto, in attuazione del Collegato ambientale.
Alla firma dei protocolli, presso il ministero dell’Ambiente, erano presenti il ministro Gian Luca Galletti, assessori regionali ed esponenti delle istituzioni interessate, il direttore per la salvaguardia del territorio e delle acque Gaia Checcucci, i rappresentanti dei ministeri dell’Agricoltura e delle Infrastrutture, il Dipartimento della Protezione civile, le Autorità di Bacino, Ispra, Istat, Anbi, Anea, Crea, Utilitalia, Assoelettrica.
“Oggi - ha detto il ministro Galletti - facciamo un altro significativo passo avanti nella governance dell’acqua”. Gli Osservatori si occuperanno di curare la raccolta, l’aggiornamento e la diffusione dei dati relativi alla disponibilità e all’uso della risorsa idrica nei distretti, compreso il riuso delle acque reflue, le importazioni e le esportazioni di risorsa, i volumi eventualmente derivanti dalla desalinizzazione, i fabbisogni dei vari settori d’impiego, con riferimento alle risorse superficiali e sotterranee. Le attività degli Osservatori sono definite da un programma triennale che individua le azioni da mettere in atto in quattro diversi scenari (non critici, di severità idrica bassa, media e alta) per fronteggiare le varie situazioni e prevenire così le emergenze.
Utilitalia e Assoelettrica hanno espresso la loro soddisfazione per la sottoscrizione dei protocolli. “L’approccio integrato dell’Osservatorio - ha dichiarato il presidente di Utilitalia Giovanni Valotti -, coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali, gli esperti, i gestori e i responsabili amministrativi delle risorse, è il modo migliore per garantire acqua di buona qualità ai cittadini, equilibrio nell’utilizzo delle risorse, contrasto alle emergenze idrogeologiche e tutela dei corpi idrici e dell’ambiente”. Alla sottoscrizione degli accordi, Utilitalia e Assoelettrica hanno aggiunto anche un proprio documento nel quale si ricorda il ruolo di crescente importanza che le energie rinnovabili stanno ricoprendo, in particolare l’energia idroelettrica, sulla decarbonizzazione dell’economia secondo l’accordo sottoscritto a Parigi in occasione della Cop 21.

AEEGSI: ANCORA RITARDI NEL RIORDINO DEL SERVIZIO IDRICO

Al 30 giugno 2016 sono ancora 3 le Regioni (Liguria, Veneto, Marche) che non hanno adempiuto alle disposizioni vigenti in tema di delimitazione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) del servizio idrico integrato, lasciando inalterata la situazione in essere alla fine del 2015; in 8 Regioni (Umbria, Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia) non è ancora stata data piena operatività agli Enti di governo d’Ambito (Egato); sono in via di perfezionamento i percorsi di adesione degli enti locali agli Egato (gli iter sono ancora in atto in alcune realtà in cui si è proceduto al riordino organizzativo, risultano in ritardo soprattutto le Marche); restano infine 9 Ato distribuiti in 6 Regioni (Vale d’Aosta, Lombardia, Campania, Molise, Calabria, Sicilia) in cui non è ancora stato affidato il servizio al gestore d’Ambito.
È quanto rileva l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) nella propria relazione semestrale - prevista dal decreto “Sblocca Italia” - in merito all’adempimento, da parte di Regioni, Egato ed enti locali degli obblighi in materia di servizio idrico integrato dettati dal legislatore. La relazione aggiorna il quadro precedentemente descritto dall’Autorità nel dicembre 2015.
Rispetto a quanto segnalato nel 2015, fa sapere l’Aeegsi, si sono ridotti i casi di mancato affidamento al gestore d’Ambito, mentre diffuse appaiono le situazioni (la cui mappatura è attualmente in fase di completamento) in cui si riscontra la presenza di gestori cessati ex lege, che eserciscono il servizio in assenza di un titolo giuridico conforme alla disciplina pro tempore vigente, sulle quali l’Autorità ha avviato un procedimento per ulteriori approfondimenti. In particolare, si evidenzia nella relazione, vi sono molte porzioni di territorio dove permangono gestori salvaguardati o gestioni in economia che non hanno ancora consegnato gli impianti. Gli esiti delle verifiche su queste realtà saranno presentati nella prossima relazione dell’Autorità, che sarà predisposta entro il 31 dicembre 2016.

VALLE D’AOSTA, OK IN COMMISSIONE A PROPOSTA SU DEMANIO IDRICO. NOVITA’ PER L’IDROELETTRICO

La prima Commissione “Istituzioni e autonomia” del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, presieduta dal Consigliere Joël Farcoz, ha espresso nei giorni scorsi parere favorevole all’unanimità sullo schema di decreto legislativo recante norme di attuazione dello Statuto speciale in materia di demanio idrico. Il provvedimento, approvato il 14 giugno scorso dalla Commissione paritetica Stato-Regione e composto di 5 articoli, dispone che tutti i beni del demanio idrico situati nel territorio della Regione Valle d’Aosta, con esclusione dei beni dell’alveo e delle pertinenze della Dora Baltea in quanto fiume di ambito sovraregionale, facciano parte del demanio idrico regionale.
Con questa norma di attuazione, riferisce il presidente della Commissione Joël Farcoz, una volta approvata dal Consiglio dei ministri, la Regione avrà la piena titolarità di tutte le acque, anche di quelle che avevano altre finalità dall’uso irriguo e potabile, come quelle per la produzione idroelettrica, che prima erano riservate allo Stato e date in concessione gratuita alla Regione per 99 anni, completando così l’iter di trasferimento del demanio idrico alla Regione.
Lo schema di decreto dovrà ora essere sottoposto all’attenzione dell’Assemblea regionale prima di essere trasmesso al ministro per gli Affari regionali per il prosieguo del suo iter, che si concluderà con l’approvazione del decreto legislativo da parte del Consiglio dei ministri.

RECANATI (MC), OK A GESTORE UNICO CENTRO MARCHE ACQUE

Il Consiglio comunale di Recanati (MC) ha approvato la delibera relativa a “Modifiche statutarie - conferimento azioni Astea Spa - approvazione del nuovo testo di statuto sociale di Centro Marche Acque Srl”, con il voto favorevole di tutti i gruppi di maggioranza e del consigliere di minoranza Franca Maria Galgano (voto contrario di M5S e astensione degli altri consiglieri comunali). “Con questo provvedimento - si legge in una nota del Comune - si mette in sicurezza la gestione dell’acqua attraverso questo nuovo sistema che è stato varato e che riguarda la società Centro Marche Acque”.
Prima di approdare in Consiglio il punto era stato all’esame della Commissione Bilancio e di quella Affari generali. Con la delibera, afferma il vicesindaco e assessore al Bilancio Antonio Bravi, il Consiglio comunale ha autorizzato il sindaco a partecipare all’assemblea di Centro Marche Acque che dovrà deliberare un aumento di capitale tale per cui tutto il valore delle azioni di Astea possedute dal Comune di Recanati sarà conferito quale aumento di capitale nella società Centro Marche Acque. Questa operazione, fatta anche da tutti gli altri Comuni soci di Astea, garantirà la prosecuzione della gestione del servizio idrico integrato in capo alla stessa. “È il primo passo verso il raggiungimento dell’obiettivo di avere nell’ambito territoriale 3 della Provincia di Macerata un gestore unico per il servizio idrico integrato - commenta Bravi - così garantendo il rispetto della normativa e la gestione pubblica del servizio idrico svolto da società interamente pubbliche”.

ABBANOA, CONSIGLIO DI STATO SBLOCCA ACQUEDOTTO OGLIASTRA

Abbanoa potrà realizzare il nuovo acquedotto dell’Ogliastra: il Consiglio di Stato ha infatti sbloccato il progetto pronunciandosi su un lungo contenzioso che aveva impedito l’avvio dei lavori. Ad annunciarlo è lo stesso gestore idrico sardo, che per 4 anni è stato impegnato in battaglie legali in diversi gradi di giudizio, sempre con esito favorevole. Ora i giudici amministrativi di secondo grado hanno messo fine al contenzioso relativo all’opera da 11 milioni di euro, divisa in due lotti, che consentirà di approvvigionare diversi centri dell’Ogliastra dipendenti dalla fornitura di sorgenti e pozzi locali.
Nel settembre del 2012 Abbanoa aveva mandato in gara entrambi i due lotti: il primo da circa 8 milioni, il secondo da 3 milioni. Gli interventi, però, erano rimasti fermi a causa dei contenziosi. Nel 2014 era arrivata la prima sentenza del Tar sul primo lotto e nel 2015 una nuova sentenza, sempre del Tar, sul secondo lotto con lo stesso esito: la bocciatura del ricorso di una ditta esclusa. Quest’ultima si era poi appellata al Consiglio di Stato e il verdetto, nuovamente favorevole ad Abbanoa, è stato notificato nei giorni scorsi.
L’opera è necessaria per garantire la sicurezza idrica a territori che dipendono da fonti soggette agli andamenti stagionali che ne limitano la portata nei mesi estivi, tanto da rendere necessarie chiusure notturne dell’erogazione per recuperare le scorte nei serbatoi da distribuire nell’arco della giornata. Il nuovo acquedotto consentirà di utilizzare l’acqua dell’invaso di Bau Muggeris (Villanova Strisaili) per potabilizzarla e distribuirla nei diversi centri: Villagrande Strisaili, Arzana, Elini, Ilbono, Lanusei, Loceri e Tortolì. I progetti sono già stati presentati all’Ente d’Ambito per l’approvazione definitiva. Saranno necessari oltre due anni per le procedure di esproprio e la realizzazione dell’opera.

A2A CICLO IDRICO, OK A PARTITE PREGRESSE PER CIRCA 50 MLN

A2A comunica di aver avuto notizia che, con la deliberazione n. 16/2016, il consiglio di amministrazione dell’Ente di governo dell’Ambito di Brescia ha approvato il riconoscimento di partite tariffarie pregresse ad A2A Ciclo Idrico, ai sensi del metodo tariffario idrico per gli anni 2014-2015.
Il recupero di queste partite pregresse, spiega A2A, è relativo al periodo 2007-2011, ante regolazione dell’Autorità, ed è pari a circa 10 milioni di euro l’anno per 5 anni. Tali importi saranno completamente reinvestiti nella realizzazione di infrastrutture del servizio idrico integrato nella Provincia di Brescia, nell’ambito del piano di investimenti di oltre 160 milioni di euro per il periodo 2016-2020, destinati al miglioramento della rete idrica, della qualità dei servizi e al superamento delle procedure di infrazione europee in corso.
Il pagamento dei conguagli, che saranno riscossi con 4 fatture trimestrali all’anno, potrà essere agevolato per gli utenti economicamente svantaggiati da un bonus acqua che A2A Ciclo Idrico si è impegnata a introdurre su base volontaria.

ACQUEDOTTO LUCANO, STRETTA CONTRO I MOROSI

Ammonta a circa 5.500.000 euro il credito vantato da Acquedotto Lucano nei confronti di 450 utenze: villaggi turistici, alberghi e complessi residenziali perlopiù della costa jonica e tirrenica lucana.
Dopo l’invio di avvisi bonari, solleciti telefonici e lettere raccomandate, sono stati inoltrati telegrammi ultimativi che, nella maggior parte dei casi, non hanno avuto alcun riscontro. Pertanto, a partire dai prossimi giorni, Acquedotto Lucano avvierà la sospensione della somministrazione dell’acqua potabile, ai sensi del Regolamento del Servizio idrico integrato.
Un’attività della quale sono state informate anche le prefetture e i sindaci e che rappresenta un’azione obbligatoria, a fronte di quella che spesso si configura come un’assoluta inadempienza rispetto agli impegni contrattuali: un danno per Acquedotto Lucano, che svolge la propria attività grazie al corrispettivo per il servizio reso alla comunità, ma anche per tutte le famiglie che invece pagano regolarmente le fatture, consentendo, di fatto, che il servizio sia reso anche a quanti non fanno altrettanto.
A subire la sospensione del servizio saranno utenze la cui morosità è superiore a 10.000 euro e a volte supera anche i 100.000 euro: imprese - spesso di fuori Regione - che proprio dai consumi idrici traggono i loro profitti. In un centinaio di casi, i telegrammi sono stati inviati sin dallo scorso mese di dicembre, ma evidentemente - con la stagione estiva ancora lontana - i destinatari non hanno ritenuto di manifestare alcuna preoccupazione per la paventata sospensione del servizio.
“Oltre ad essere un’attività obbligatoria per il recupero del credito scaduto - commenta l’amministratore unico di Acquedotto Lucano, Michele Vita -, quella che stiamo ponendo in essere è un’iniziativa che non ha nessun intento vessatorio, ma è finalizzata a garantire uguali diritti a tutti i cittadini, un’iniziativa di civiltà e di giustizia nei confronti di tutti i lucani”.

REGGIO CALABRIA: INDAGINI SU APPALTO ACQUA E DEPURAZIONE, 10 ARRESTI

Un appalto pubblico da 250 milioni di euro, in project financing, per il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria sono oggetto delle indagini dei Carabinieri del reparto operativo reggino che hanno portato nei giorni scorsi al fermo di 10 persone, tra cui diversi funzionari pubblici.
L’indagine, denominata “Reghion”, si è sviluppata tra le città di Reggio Calabria, Roma, Milano, Brescia e Crotone. Tra i reati ipotizzati, concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, nel capoluogo calabrese si sarebbe formato un vero e proprio “comitato d’affari” composto da dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la macchina amministrativa comunale nell’interesse della ‘ndrangheta, orientando la concessione di appalti multimilionari in favore di holding imprenditoriali riconducibili all’organizzazione criminale.
Le vicende connesse alla predisposizione del bando di gara, all’aggiudicazione e alla stipula della convenzione tra il Comune e l’aggiudicatario dell’appalto per il servizio idrico, secondo gli investigatori, hanno costituito un “esempio paradigmatico” delle attività illecite che si sarebbero sviluppate nel capoluogo. In particolare, la Procura ritiene che il bando sia stato pilotato in favore dell’unico soggetto partecipante, creando “ad arte” condizioni tali da escludere la concorrenza di altri soggetti. L’aggiudicazione è andata al raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios ed Idrorhegion che, secondo l’accusa, grazie alla corruzione aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%.
Anche lo schema di convenzione che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Giunta comunale di Reggio Calabria sarebbe stato redatto in maniera sbilanciata in favore del concessionario. Ad oggi la convenzione per la gestione del servizio idrico e depurazione non risulta essere stata ancora firmata dalla Giunta comunale.
In cambio dei favori prestati, i funzionari pubblici coinvolti avrebbero ottenuto posti di lavoro e consulenze per parenti e congiunti. Il comune di Reggio Calabria ha annunciato di aver proceduto alla sospensione immediata dal servizio con privazione della retribuzione per i dipendenti comunali coinvolti nell’inchiesta.

MOLISE, 45 MLN PER SISTEMA IDRICO E DEPURATIVO

La Regione Molise ha destinato 32 milioni di euro per il sistema idrico e 13 milioni per quello fognario e depurativo negli ambito degli interventi finanziati con risorse Fsc - Par Molise 2007-2013: lo hanno riferito il presidente della Regione, Paolo Frattura, e l’assessore ai Lavori pubblici, Pierpaolo Nagni, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Campobasso. Tali interventi si aggiungono a quelli da 111,5 milioni per la viabilità, per un totale di 236 gare espletate.
“Adesso vogliamo verificare anche l’impatto sulla forza lavoro che i lavori determineranno - ha detto Frattura - e lo faremo insieme alle forze sindacali e alla Cassa edile”. I lavori dovevano essere aggiudicati entro lo scorso 30 giugno. Una data perentoria che, se non rispettata, avrebbe comportato la perdita dei fondi. “Grazie all’impegno delle competenti strutture regionali - ha spiegato Frattura - abbiamo rispettato le scadenze”. Gli interventi dovranno essere completati entro dicembre 2018.

FASANO (BR), INAUGURATO DEPURATORE PER RIUSO REFLUI

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha inaugurato nei giorni scorsi l’impianto di depurazione del comprensorio di Fasano (BR), a Forcatella, in grado di depurare le acque reflue rendendole riutilizzabili sia per l’agricoltura che per ricaricare la falda acquifera, messa in pericolo dai prelievi dei pozzi che fanno risalire l’acqua salata del mare. L’impianto consente di evitare lo scarico fognario in mare e serve le aree agricole della zona grazie a una rete irrigua di circa 200 km. Le acque nel lago di Forcatella sono così pronte all’uso agricolo, senza ulteriori trattamenti. L’eventuale eccedenza viene utilizzata per proteggere la falda dall’intrusione marina. In un edificio secondario, il flusso di reflui che prima finiva in mare viene intercettato in una vasca sotterranea, disinfettato chimicamente e poi immesso nei reattori e nel lago. L’area è stata riqualificata e gli edifici sono armonizzati con l’ambiente circostante. La costruzione è stata pensata nel 1990, un finanziamento regionale ed europeo ha permesso di completare i lavori, iniziati l’anno scorso, e ora si pensa già a un modulo per la potabilizzazione.
“Oggi - ha detto Emiliano - abbiamo inaugurato un impianto che sarà il prototipo di quelli con cui consentiremo il riutilizzo irriguo dei reflui fognari. Mi devo congratulare con questa comunità che ha scelto il progresso nel settore e il nuovo piano di tutela delle acque si dovrà ispirare a questa struttura. Buttare in mare in mare l’acqua è uno spreco perché non ne abbiamo a sufficienza e soprattutto costituisce anche un modo per nascondere eventuali vizi della depurazione. In questo modo, utilizzando luoghi come questo, noi non sprecheremo acqua e potremo controllare in modo preciso la qualità della depurazione”.
All’inaugurazione, oltre al presidente Emiliano, erano presenti l’assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Giannini, il prefetto di Brindisi Annunziato Vardè, il consigliere regionale Fabiano Amati, il presidente di Acquedotto Pugliese Nicola De Sanctis, il sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, nonché dirigenti e tecnici della AquaSoil, che gestisce gli impianti.

GRADO (GO), INAUGURATO NUOVO DEPURATORE DI IRISACQUA

Opererà a favore di 80.000 persone, tra residenti e turisti, il nuovo depuratore delle acque inaugurato a Grado, in Provincia di Gorizia. L’impianto di Irisacqua, azienda a capitale pubblico di 25 Comuni isontini, è costato quasi 5,5 milioni di euro, con un contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia di oltre 1,1 milioni. Il depuratore può trattare quotidianamente 16.000 mc di acqua attraverso una complessa linea che parte dalla rimozione dei materiali grossolani, delle sabbie, degli olii e dei grassi, fino ad arrivare dopo vari trattamenti di purificazione alle tre vasche di equalizzazione, utili a limitare le concentrazioni elevate di cloruri sfavorevoli al trattamento biologico.
“L’importanza di quest’opera è grandissima - ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, intervenuta alla cerimonia di inaugurazione assieme al presidente della Provincia di Gorizia Enrico Gherghetta, al sindaco di Grado Dario Raugna e ai vertici di Irisacqua - poiché consegniamo alla comunità una struttura di eccellenza e di alta tecnologia, dopo aver superato diverse complessità”.
Vito ha ricordato che l’amministrazione regionale, dal 2014, ha già siglato tre Accordi di programma, del valore totale di 95 milioni di euro, per la realizzazione o l’ammodernamento di importanti infrastrutture fognarie, soprattutto nelle aree che sono oggetto di infrazione comunitaria. Infine, per quanto riguardo il litorale gradese, è stato ricordato che sono in corso le procedure per un completo adeguamento della rete fognaria, con uno stanziamento della Regione di quasi 3 milioni di euro.

ISPRA, CONSUMO DI SUOLO COSTA 800 MLN ALL’ANNO. 100 MLN DALL’IMPERMEABILIZZAZIONE

Ammonta a oltre 800 milioni di euro all'anno il prezzo che gli italiani potrebbero pagare dal 2016 in poi per fronteggiare le conseguenze del consumo di suolo degli ultimi 3 anni (2012-2015), di cui 100 milioni solo dai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua. Il consumo di suolo intanto continua ad avanzare, ricoprendo in soli due anni altri 250 km quadrati di territorio, circa 35 ettari al giorno. Sono alcuni dei dati del Rapporto sul consumo di suolo 2016 dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) presentato in occasione di #SoilDay una giornata dedicata interamente al suolo.
"E' importante ricordare - spiega Michele Munafò, Responsabile del rapporto sul consumo di suolo Ispra - che oltre alle aree colpite direttamente l'impatto riguarda anche quelle vicine coinvolgendo oramai oltre la metà del territorio nazionale (il 56%), provocando la perdita dei servizi ecosistemici che il suolo ci fornisce gratuitamente".
Il Rapporto sul consumo del suolo di Ispra analizza anche l'impatto sul clima facendo emergere che "per la regolazione del microclima urbano" (ad un aumento di 20 ettari per km quadrati di suolo consumato corrisponde un aumento di 0.6 gradi centigradi della temperatura superficiale) è stato stimato un costo che si aggira intorno ai 10 milioni all'anno.
Per quanto riguarda le città metropolitane, quelle con i costi annuali più alti sono risultate Milano (45 milioni), Roma (39 milioni di euro), e Venezia (27 milioni). Inoltre secondo il rapporto "nonostante la crisi, l'Italia perde ancora terreno": dal 2012 al 2015 il territorio sigillato è aumentato dello 0,7%, invadendo fiumi e laghi (+0,5%), coste (+0,3%) ed aree protette (+0,3%), avanzando anche in zone a pericolosità sismica (+0,8%), da frana (+0,3%) e idraulica (+0,6%).
A livello regionale, in tre superano il 10% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia, Veneto e Campania. In Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Piemonte, Toscana, Marche i valori sono compresi tra il 7 e il 10%. La regione più virtuosa è la Valle d'Aosta (3%).
Infine secondo Ispra dal 2012-2015 l'Italia si è divisa nettamente in due: il consumo avvenuto nella metà dei comuni italiani (51%) coincide con l'incremento della popolazione, mentre l'altra metà (49%) ha consumato 'a perdere', ovvero nonostante la popolazione non crescesse" e "i piccoli comuni (con meno di 5.000 abitanti) sono i più inefficienti, avendo i valori più alti di consumo marginale di suolo: per ogni nuovo abitante divorano mediamente tra i 500 e i 700 metri quadrati di suolo contro i 100 dei comuni con più di 50.000 abitanti".

GAIA SPA, QUARTA SENTENZA FAVOREVOLE: PER IL TALLIO NESSUN INADEMPIMENTO

"Non è dimostrato nessun inadempimento contrattuale da parte di GAIA S.p.A." lo scrive, nei giorni scorsi, il Giudice di Pace di Lucca rigettando - per la quarta volta in due mesi - le richieste di risarcimento dei danni patrimoniali di un utente di Valdicastello (LU), per il periodo coperto dalle ordinanze di non potabilità durante l'emergenza tallio. Anche in questo caso le spese legali sono state poste a carico del soccombente.
Si legge nella sentenza: "Non è dimostrato nessun inadempimento contrattuale da parte di GAIA S.p.A in quanto, si ritiene come dimostrato, mediante produzioni documentali della parte convenuta (GAIA S.p.A.) [..] che l'emissione dell'ordinanza di divieto di approvvigionamento di acqua per uso domestico avveniva [..] per fatto non imputabile alla convenuta".

CAM, LA REGIONE LAZIO PAGA IL DEBITO DI 2,2 MLN

Si è concluso il braccio di ferro tra la Regione Lazio e il Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), con il pagamento a quest’ultimo della somma dovuta: 2 milioni e 200mila. Insieme alle casse del Consorzio, un sospiro di sollievo lo tirano anche i 9 comuni del Reatino, per i quali, a inizio anno, il Cam aveva minacciato lo stop dell’erogazione del servizio idrico. Dopo l’azzeramento del debito, infatti, il Consorzio - fornitore di acqua in sub-concessione ai Comuni di Borgorose, Collalto Sabino, Collegiove, Fiamignano, Marcetelli, Nespolo, Pescorocchiano, Petrella Salto e Camerata Nuova - potrà pagare i fornitori di energia elettrica, continuando così a fornire acqua.
La nuova dirigenza dell’ente - formata dalla presidente Paola Attili, dall’amministratore delegato Giuseppe Venturini e dal consigliere di gestione Armando Floris - dall’esito di questa vicenda può trarre qualche motivo di soddisfazione: «Abbiamo svolto un laborioso lavoro», scrivono, «mirato a riordinare e risanare il Consorzio dell’acqua in linea con le direttive del consiglio di sorveglianza presieduto dal socio di maggioranza relativa e sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio». Il bilancio dell’ente, tuttavia, sotto il profilo delle sofferenze debitorie, desta sempre preoccupazione: da 81 milioni è sceso a 79 milioni, a dimostrazione che gli utenti abusivi e morosi sono ancora troppi.
«Tutti devono pagare per il servizio ricevuto per un elementare principio di equità e giustizia sociale», spiegano i componenti del consiglio di gestione dell’ente, «e i fondi recuperati dalla Regione Lazio ci consentiranno di agire in due direzioni: pagare i fornitori di energia elettrica per evitare la crescita del prezzo e ridurre ancora un po’ il debito della società, per la prima volta in discesa».

AMBIENTE

RIFIUTI, SICILIA: AL VIA UFFICIO DIFFERENZIATA E PIANO ARRETRATI

La Giunta regionale siciliana ha approvato l’istituzione dell’ufficio speciale per la differenziata. Sotto il coordinamento della Presidenza della Regione e del dipartimento Acqua e rifiuti, opererà come supporto alle amministrazioni comunali per la corretta impostazione e la piena attuazione degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata.
Più specificamente, l’ufficio opererà per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: adozione da parte di tutti i Comuni siciliani, anche mediante commissariamento ad acta, dei piani comunali per la raccolta differenziata; predisposizione dello schema tipo di regolamento e piano da approvare con decreto del presidente della Regione per i Comuni inadempienti; monitoraggio dell’avanzamento delle azioni poste in essere e della proposta di correttivi da sottoporre al presidente della Regione e al dipartimento regionale Acqua e rifiuti per i provvedimenti consequenziali.
L’ufficio speciale si occuperà anche delle attività di supporto tecnico alle amministrazioni comunali per la declinazione delle azioni di competenza e di help desk per quesiti e chiarimenti in sede di attuazione; ricognizione delle inadempienze delle amministrazioni comunali per le emissioni di eventuali provvedimenti di decadenza degli organi comunali. L’ufficio, incardinato presso la Presidenza della Regione, sarà in carica fino a ottobre 2017 e sarà guidato da Salvo Cocina.
Intanto, l’Anci Sicilia ha chiesto con urgenza l’avvio di un tavolo di coordinamento che coinvolga Regione, enti locali e Prefetture, con la presenza del governo nazionale in modo da risolvere il problema rifiuti sia in fase di emergenza che a regime. In un vertice tra la Regione e l’Associazione dei Comuni siciliani è stato deciso di aggiornarsi sulla situazione con confronti settimanali e mettere a punto un piano straordinario per il conferimento dei rifiuti accumulati nei giorni scorsi da diversi Comuni. Il governo regionale ha preso atto, sulla base delle argomentazioni fornite dai sindaci, della necessità di modificare il piano di attribuzione quantitativa dei rifiuti per alcuni Comuni.

ABRUZZO: NOVITÁ PER DISCARICHE, IMPIANTI MOBILI E COMPOSTAGGIO

La Giunta regionale abruzzese ha approvato un provvedimento che dà il via libera a interventi di bonifica e messa in sicurezza di discariche pubbliche dismesse e siti inquinati, con l’obiettivo di ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, investendo sulle azioni di riutilizzo e di riciclaggio e riducendo al minimo l’invio dei rifiuti in discarica. Il provvedimento prevede l’utilizzo delle risorse assegnate per complessivi euro 3.141.019,30 (di cui 2.985.000 di quota Fsc 2007-2013 e 156.019 euro quale cofinanziamento da parte dei soggetti beneficiari): fondi destinati alla realizzazione dei progetti relativi ai lavori di bonifica e messa in sicurezza di discariche site nei Comuni di Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Pratola Peligna e Torrebruna.
La Giunta regionale ha anche approvato nuove disposizioni per gli impianti mobili di smaltimento o recupero dei rifiuti solidi urbani, determinando i nuovi criteri per lo svolgimento delle singole campagne di attività. La ratio del provvedimento, ha spiegato il presidente Luciano d’Alfonso, è quella di sostituire una disciplina che non rispondente più a quanto previsto dalla programmazione regionale, anche alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali in materia di trattamento dei rifiuti. Con il provvedimento approvato, è stata anche inserita una disciplina transitoria che prevede che le campagne di attività in corso effettuate da impianti mobili autorizzati per il trattamento dei rifiuti si adeguino alle nuove disposizione entro il termine di 60 giorni.
Infine, la Regione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Ecoistituto Abruzzo per l’attuazione del progetto “Mondocompost 3”, teso a favorire il compostaggio domestico. L’iniziativa è stata assunta a prosecuzione delle attività poste in essere dal primo “Mondocompost” approvato all’interno della campagna denominata “Festival del Riciclo”. “Mondocompost 3” vede coinvolti i Comuni di Carsoli (AQ), Prezza (AQ), Manoppello (Pe), Tocco da Casauria (PE), Tortoreto (TE) e prevede il sostegno organizzativo per la promozione del compostaggio domestico mediante eventi atti a sensibilizzare sull’argomento, la gestione di un “Registro regionale degli autocompostatori” in collaborazione con l’Osservatorio regionale rifiuti e una costante attività d’informazione degli utenti attraverso un sito web come strumento partecipativo, di monitoraggio e diffusione delle esperienze sul tema.

ATO TOSCANA CENTRO, GESTIONE RIFIUTI A QUADRIFOGLIO: 7 MLD PER 21 ANNI

L’Ato Toscana Centro, Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani dei territori di Firenze, Prato e Pistoia ha stabilito l’aggiudicazione della gara per la raccolta e la gestione dei rifiuti al raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Quadrifoglio e composto da Publiambiente, Asm e Cis, in un primo momento escluso dalla gara. Ne dà notizia il Corriere Fiorentino ricordando che si tratta di un’aggiudicazione da 7 miliardi di euro della durata di 21 anni.
L’Ato aveva prima escluso l’altro concorrente, il raggruppamento formato da Cooplat, Siena Ambiente, Sei Toscana e Cft Società Cooperativa, che ha presentato ricorso al Tar (la firma del contratto con il gruppo capitanato da Quadrifoglio è infatti pendente sino ala definizione del ricorso). Poi era arrivata anche l’esclusione del secondo gruppo di imprese facenti capo a Quadrifoglio, legata a irregolarità fiscali riguardanti Cis, poi risultate sanate. L’Ato ha pertanto annullato in autotutela il proprio provvedimento e ha ritenuto valida l’offerta del raggruppamento di imprese, aggiudicando definitivamente la gara.

ACERRA (NA), STUDIO CNR: TRAFFICO INQUINA PIÙ DEL TERMOVALORIZZATORE

Nel territorio di Acerra (NA) il traffico e il riscaldamento sono le cause di maggiore inquinamento dell’aria mentre il contributo del termovalorizzatore è “trascurabile”, perché produce emissioni “ampiamente al di sotto dei limiti di legge”. A questa conclusione giunge uno studio condotto dall’Istituto sistemi agricoli e forestali mediterranei (Isafom) del Cnr, presentato a Roma nei giorni scorsi.
Secondo il rapporto le emissioni da traffico rappresentano il fattore di maggior pressione, in particolare a sud di Acerra, nell’area metropolitana di Napoli e in corrispondenza della fitta rete stradale che attraversa il dominio locale. Importanti sono pure le emissioni da riscaldamento, del porto di Napoli e di alcune industrie, mentre molto contenuto è il contributo dovuto alle emissioni del termovalorizzatore. La ricerca è stata condotta in accordo con il Comune di Acerra, la Regione Campania e in adempimento a quanto richiesto in sede di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del termovalorizzatore.
Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto alla presentazione dello studio, ha ribadito che nell’ambito della gestione dei rifiuti “il male dei mali” non sono i termovalorizzatori, ma le discariche. Il ministro ha stigmatizzato la sindrome “Nimby”, “perché è il grande male dell’ambiente, perché ferma le politiche ambientali, anche quelle corrette”. Ancora il 40% dei rifiuti italiani finiscono in discarica, con punte dell’80% come in Calabria e Sicilia, ha evidenziato Galletti, esortando a “fare più differenziata non per non fare i termovalorizzatori, ma per non andare in discarica”. Il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, ha fatto sapere che i tecnici del Comune valuteranno lo studio del Cnr ed è già stato chiesto ufficialmente alla Regione Campania se la Giunta regionale ritenga tale studio valido e sufficiente ai fini delle prescrizioni fatte al momento del rilascio dell’Aia e utilizzabile per adottare provvedimenti di qualsiasi genere in materia di difesa ambientale del territorio e della salute pubblica, “considerato che le norme impongono che ogni provvedimento pubblico, in questa materia, venga sostenuto da documenti scientifici di autorità pubbliche”. Secondo Lettieri “le istituzioni hanno disatteso gli impegni assunti con la popolazione per bilanciare il livello di inquinamento del territorio. Per Acerra occorre ancora oggi fare un bilancio ambientale”.

LIVORNO, OK ALLA PROCEDURA DI CONCORDATO PREVENTIVO PER AAMPS

Il Tribunale fallimentare di Livorno ha aperto la procedura di concordato preventivo in continuità per Aamps Spa. Lo rende noto il Comune in una nota nella quale precisa che "il collegio giudicante, nel decreto di accoglimento della richiesta formulata dall'azienda il 25 febbraio scorso, ha sottolineato come il piano presentato dai vertici di Aamps si articoli 'in una serie di interventi e progetti di dettaglio che consentiranno un significativo miglioramento dell'efficienza gestionale' dell'azienda stessa".
"Questa è una giornata storica per Livorno - commenta il sindaco, Filippo Nogarin - perché il Tribunale ha certificato la bontà del piano redatto in questi mesi dal cda di Aamps che insieme ai tecnici e ai dirigenti del Comune ha recepito le linee guida impartite dall'amministrazione. Ci avevano detto che si trattava di una strada impercorribile. Hanno tentato di metterci mille volte i bastoni tra le ruote. Ma alla fine è stato presentato un piano dall'impianto giuridico solidissimo".
Il Tribunale ha convocato per il 16 di novembre alle 12 l'adunanza dei creditori di Aamps che avranno poi 20 giorni circa per esprimere il proprio parere. Dopodiché inizierà l'iter che porterà all'omologa definitiva del concordato fallimentare in continuità che dovrebbe avvenire a gennaio del prossimo anno.
"La partita - continua Nogarin - è tutt'altro che finita. A questo punto la parola passa ai creditori che saranno chiamati a esprimersi sul piano e a decidere se vorranno fare parte di un grande progetto di rilancio della municipalizzata dei rifiuti o meno. Se penso da dove siamo partiti e quali erano le condizioni in cui versava l'azienda quando abbiamo messo il naso nei bilanci, stento ancora a credere al grande risultato raggiunto".
Il piano, conclude il Comune, "copre un arco temporale dal 2016 al 2021, prevede oltre al pagamento integrale dei debiti in prededuzione e in privilegio, il pagamento dall'80% in su del credito chirografo in un massimo di 5 anni".

RAEE, PRESENTATO IL PRIMO RAPPORTO SUL TRATTAMENTO RIFIUTI ELETTRICI ED ELETTRONICI

Presentato nei giorni scorsi a Milano il primo rapporto intitolato "Il Trattamento dei RAEE 2015", a cura del Centro di Coordinamento RAEE. Il dossier presenta i dati relativi ai quantitativi di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche gestite nel corso del 2015 dagli Impianti di Trattamento, aziende adibite al recupero e al riciclo dei RAEE secondo un trattamento specifico in base alle caratteristiche del singolo rifiuto. I dati sono acquisiti annualmente dal Centro di Coordinamento RAEE, come previsto dall’art. 33 del Decreto Legislativo 49/2014.
Nel 2015 sul territorio nazionale hanno operato un totale di 957 Impianti che si occupano di RAEE iscritti all’elenco gestito dal Centro di Coordinamento RAEE, di cui ben 473 situati nelle regioni del Nord Ovest, 196 nelle regioni del Nord Est, 149 nelle regioni del Centro, 101 nelle regioni del Sud e 38 nelle Isole.
A fronte di 883.882 tonnellate di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche immesse sul mercato, nel 2015 gli Impianti autorizzati hanno trattato 329.460 tonnellate di RAEE suddivise nei cinque Raggruppamenti, di cui il 79% - pari a 259.574 t - provenienti da RAEE domestici e il 21% - pari a 69.886 t - da RAEE professionali. In particolare, ben 259.582 tonnellate dei RAEE di origine domestica sono state trasportate dai Sistemi Collettivi associati al Centro di Coordinamento RAEE agli Impianti di Trattamento in Italia e all’estero, con una predominanza delle tipologie di rifiuti appartenenti al Raggruppamento 1 - Freddo e Clima (73.332 t) e al Raggruppamento 2 - Grandi Bianchi (72.434 t).
I dati raccolti permettono di monitorare la situazione del Paese alla luce dei nuovi obiettivi di raccolta stabiliti dalla Direttiva Europea 2012/19/UE a salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute umana.
”Oggi presentiamo la prima edizione del Rapporto sul Trattamento dei RAEE, un altro importante strumento per rendicontare le quantità di RAEE avviati al recupero sul territorio nazionale e monitorare la situazione del nostro Paese rispetto agli sfidanti obiettivi comunitari - commenta Fabrizio Longoni, Direttore Generale del Centro di Coordinamento RAEE. “I risultati registrati nel 2015 sono soddisfacenti, ma non ancora sufficienti per raggiungere il target europeo di ritorno del 45% rispetto alle AEE immesse sul mercato, cui contiamo di arrivare entro il 2017. In questa direzione si muove anche il recente Accordo di Programma sul Trattamento, attraverso il quale vogliamo garantire una maggiore uniformità dei livelli di trattamento da parte delle aziende e raggiungere un livello qualitativo di eccellenza nella lavorazione di questa tipologia di rifiuti”.

ENERGIA

EFFICIENZA ENERGETICA, OK A DECRETO CORRETTIVO

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Matteo Renzi, del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo correttivo del d.lgs. 102/2014 di recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. Il decreto, spiega Palazzo Chigi in una nota, tiene conto delle osservazioni avanzate dalla Commissione europea, modificando alcuni aspetti.
Tra i contenuti principali del provvedimento, la rettifica di alcune definizioni, precisazioni sulla modalità di calcolo dell’obiettivo nazionale vincolante di efficienza energetica e disposizioni finalizzate a rendere più chiare le norme concernenti la misurazione, la fatturazione del consumo energetico e la suddivisione delle spese in condomini ed edifici polifunzionali. Il decreto prevede inoltre norme per la semplificazione e la rimozione di ostacoli amministrativi alla diffusione dell’efficienza, nonché la possibilità di incrementare - con ulteriori risorse derivanti dai proventi delle aste delle quote di emissioni di CO2 - la dotazione del costituendo Fondo nazionale per l’efficienza energetica.

EFFICIENZA, SARDEGNA: 2,3 MLN PER PMI

La regione Sardegna mette a disposizione 2,3 milioni di euro di incentivi per migliorare l’efficienza energetica delle Pmi: il provvedimento, approvato dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore dell’Industria Maria Grazie Piras, stanzia fondi Fesr 2014-2020 per consentire alle imprese di eseguire diagnosi energetiche, principale strumento di analisi sull’efficienza a disposizione delle imprese. Soltanto grazie all’audit, evidenzia la Regione, è possibile capire come e quanta energia si consuma e dove occorre intervenire per migliorarne l’utilizzo e diminuire i costi di gestione aziendale. “È un altro tassello importante che rientra nella strategia delineata nel Piano energetico - commenta Piras -, che di recente ha superato anche l’esame da parte del Consiglio”. Le diagnosi energetiche, continua l’assessore, sono una grande opportunità per le piccole e medie imprese che possono così individuare le aree di miglioramento negli usi energetici e intervenire per ridurre i consumi, accrescendo di conseguenza la propria competitività. L’audit, inoltre, aiuta le imprese a pianificare gli investimenti pluriennali in efficienza. È un provvedimento atteso dagli imprenditori - sottolinea ancora l’assessore - perché le aziende sanno che l’audit è una opportunità e non un aggravio di burocrazia. Delle risorse messe in campo potranno beneficiare le Pmi aventi sede in Sardegna e attive da almeno due anni.
Per la selezione dei beneficiari sarà utilizzata la nuova piattaforma informatica unica collegata al sistema di monitoraggio regionale e nazionale per l’applicazione dei regimi di aiuto. Grazie a questi fondi, le imprese potranno realizzare la diagnosi energetica, certificare il sistema di gestione ISO 50001, predisporre e attuare progetti destinati all’efficienza energetica. L’intensità dell’aiuto finanziario non potrà superare il 50% delle spese ammissibili.

PUGLIA, VERSO CATASTO ENERGETICO REGIONALE

La Giunta regionale pugliese ha approvato il disegno di legge che istituisce il “Catasto energetico regionale”. Cuore della proposta di legge, la riduzione dei consumi di energia attraverso il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti e di nuova costruzione. Si prevede l’istituzione del catasto regionale degli impianti termici e di quello degli Attestati di prestazione energetica (Ape), fissando i principi per lo svolgimento delle attività di controllo sul funzionamento degli impianti termici e sugli attestati di prestazione energetica degli edifici.
L’efficienza energetica, spiega l’assessore regionale all’Energia Loredana Capone, rappresenta uno dei modi più efficaci per rafforzare l’approvvigionamento di energia ma anche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di altri inquinanti. Il 40% del consumo di energia è assorbito da case, uffici pubblici e privati, negozi e altre categorie di edifici. Nelle abitazioni buona parte dell’energia serve per riscaldare o rinfrescare gli ambienti: costa e inquina. Migliorare l’efficienza energetica comporta dunque vantaggi sia per l’economia che per l’ecologia. La proposta, aggiunge l’assessore, è stata oggetto di un’ampia consultazione con tutte le categorie interessate (associazioni, sindacati, ordini, collegi professionali ed enti locali), e mette ordine nella normativa precedente, applicata spesso in maniera disomogenea con notevole disagio per gli operatori professionali e i cittadini.
Si introduce dunque una disciplina unitaria per tutte le autorità competenti omogeneizzando gli aspetti applicativi inerenti l’esercizio, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici degli edifici, incluse le cadenze delle trasmissioni dei rapporti di efficienza energetica, le cadenze delle ispezioni, le modalità comportamentali e gli obblighi dei responsabili degli impianti e degli ispettori.

LOMBARDIA, SUCCESSO BANDI PICCOLI COMUNI E ACCUMULI

Si è chiuso con un “successo straordinario” il secondo bando della Regione Lombardia per l’efficientamento energetico a favore dei piccoli Comuni: oltre 200 domande per una richiesta totale di quasi 40 milioni di euro, ha annunciato l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi. Su proposta dell’assessore, la Giunta regionale aveva approvato a maggio lo stanziamento di 16,6 milioni di euro da destinare all’efficientamento energetico. L’importo totale è frutto dell’approvazione di due differenti delibere: la prima riguardava la convenzione con il Ministero dello Sviluppo economico, con un cofinanziamento nella misura del 50%, che prevede di destinare 5,6 milioni di euro per l’efficientamento energetico delle Pmi situate sull’intero territorio regionale; la seconda, sempre dedicata all’efficientamento energetico e che si è chiusa in questi giorni, era rivolta invece agli edifici pubblici, destinando oltre 11 milioni di euro ad enti locali, Comuni sino a 1.000 abitanti, Comunità montane, fusioni e Unioni di Comuni.
Un primo bando analogo e destinato agli stessi soggetti era già stato deliberato, la differenza rispetto a quello precedente sta nel fatto che il primo bando proposto era a sportello (click day), quello appena chiuso invece con ammissione a graduatoria. I beneficiari saranno noti a settembre. Ottimo risultato anche per il “bando accumuli” (per energia elettrica da impianti fotovoltaici): 582 richieste pervenute, 551 gli ammessi agli incentivi, 31 i non ammessi, per un utilizzo complessivo di risorse pari a 2.307.038,48 euro (il limite era di 2.411.491,21 euro). Entro poche ore dalla pubblicazione del bando, ha fatto sapere Terzi, le risorse destinate erano già esaurite.

GARE GAS, ANTITRUST: RISCHI DA DEROGHE PER METANIZZAZIONE

Una norma in tema di metanizzazione del Mezzogiorno e relativa durata delle concessioni contenuta nel decreto legge n. 273/2005 (“Definizione e proroga di termini nonché conseguenti disposizioni urgenti”), convertito con legge n. 51/2006, rischia di produrre “possibili distorsioni concorrenziali” nel settore della distribuzione del gas, potendo determinare “per alcuni soggetti distributori, in modo ingiustificato, una maggior durata delle concessioni rispetto a quella di 12 anni quale durata massima prevista in via generale dalla normativa vigente”.
Lo segnala l’Antitrust, spiegando che la disposizione (art. 4, comma 23, seconda parte) prevede una deroga al principio generale stabilendo come termine per le concessioni dei soggetti attuatori della metanizzazione il 12° anno dalla data di entrata in vigore del decreto del ministero dell’Economia e delle finanze di approvazione delle risultanze finali dell’intervento. In molti casi, rileva l’Autorità, il decreto ministeriale è intervenuto dopo un significativo intervallo di tempo rispetto alla effettiva conclusione dei lavori di metanizzazione e quindi rispetto alla reale operatività della rete gas interessata, con la conseguenza di consentire al gestore interessato di fruire di una durata della concessione ingiustificatamente più ampia di quella prevista dalla norma. Pur essendo il legislatore intervenuto con una norma correttiva (art. 57, comma 12, della legge n. 35/2012), il disposto del decreto del 2005 risulta trovare ancora applicazione per le concessioni in essere in circa il 38% dei Comuni ammessi al progetto di metanizzazione del Mezzogiorno, dove il decreto del Mef è intervenuto con ritardo pluriennale rispetto alla data di effettiva entrata in esercizio della rete di distribuzione. Ne deriva, secondo l’Antitrust, un rischio di alterazione delle condizioni di offerta rispetto a quelle attese a seguito della celebrazione di alcune gare d’ambito. L’Autorità chiede, pertanto, di valutare interventi correttivi che allineino le scadenze delle concessioni in questione (che abbiano superato i 15 anni dall’entrata in esercizio dell’impianto) alle date previste per l’aggiudicazione delle gare.

GAS, ANCI RIBADISCE: CANONI DOVUTI FINO A NUOVE GARE

È “ormai acclarato” che il pagamento del canone di concessione per la distribuzione del gas ai Comuni è dovuto anche dopo la scadenza dei contratti, in attesa delle nuove gare d’ambito: è quanto ribadisce Guido Castelli, delegato Anci alla Finanza locale e sindaco di Ascoli, tornando sul tema già segnalato dall’Associazione dei Comuni e ripreso in una recente nota dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, oggetto anche di una recente interrogazione parlamentare.
“Ormai non ci sono più scuse che tengano - afferma Castelli -, il concessionario del servizio è tenuto a corrispondere all’ente locale il canone per il servizio di distribuzione del gas anche dopo la scadenza dell’affidamento, in quanto sta proseguendo la gestione del servizio, fino alla decorrenza del nuovo affidamento. Ciò ripristina anche i corretti rapporti Comune/azienda”.
A chiarimento definitivo, fa sapere Castelli, “chiederemo al Ministero di riportare in una circolare le posizioni già esposte e condivise, e qualora ciò non fosse ancora sufficiente a dissipare le eventuali e residue resistenze strumentali, allora chiederemo un ulteriore intervento”.

GARE GAS, IL TAR DEL FRIULI RIGETTA IL RICORSO DI ITALGAS CONTRO IL BANDO UDINE 3

Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha respinto il ricorso presentato da Italgas contro il bando di gara dell’Ambito Udine 3, confermando l’orientamento già manifestato in precedenza. La nuova sentenza assume una notevole importanza non solo perché, ancora una volta, in sede di giustizia amministrativa viene stigmatizzato il pretestuoso ricorso di Italgas al contenzioso, al solo, o prevalente fine di rinviare le gare, ma soprattutto perché ne viene confermata la correttezza dell’operato della Provincia di Udine, supportata nell’espletamento delle procedure di gara dal Consorzio Concessioni Reti Gas, in ordine alle gare “con procedura ristretta”.
“Il TAR Friuli Venezia Giulia - ha commentato l’avvocato Capotorto, che ha difeso l’amministrazione Provinciale in questo come nell’altro giudizio -, con le sue motivate e reiterate pronunce, ha chiarito che è del tutto legittimo, in caso di gare con procedura ristretta, rimettere la definizione di alcuni elementi, rilevanti ai fini dell’offerta che le imprese interessate dovranno proporre alla Stazione appaltante, al momento della lettera d’invito. Ciò agevola ed accelera obiettivamente le procedure, senza in alcun modo compromettere gli interessi delle imprese, chiamate in un primo momento solo ad esprimere in modo qualificato ed esplicito l’interesse alla gara per l’affidamento del servizio della distribuzione del gas. Insomma”, ha concluso Capotorto, “grazie al TAR Friuli abbiamo qualche certezza in più, in un quadro che per molti versi, resta ancora gravido di incertezze, anche a causa di eccessi di ambiguità e dirigismo delle varie Autorità interessate, Ministero ed AEEGSI inclusi.